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Risorgimento Italiano

La storia del Risorgimento, dal congresso di Vienna all’Unità d’Italia, attraverso le imprese dei grandi patrioti italiani.


Per Risorgimento Italiano si intende il periodo storico durante il quale avvenne l’Unificazione d'Italia, quando cioè i vari Stati presenti nella penisola si riunirono in un unico Stato e Roma venne proclamata capitale nel febbraio del 1871. Ma il Risorgimento italiano non riguarda solo la politica, in quanto il termine viene usato per delineare anche la rinascita dell’Italia dal punto di vista artistico, storico e letterario.

 

Il periodo trova le sue radici da quando, al termine delle Guerre Napoleoniche, venne indetto il Congresso di Vienna (1814-1815) per ripristinare l’assetto territoriale degli Stati europei e la legittimità dei sovrani. L'Austria ottenne in Italia, oltre al Lombardo-Veneto, anche il controllo indiretto del Ducato di Parma assegnato a Maria Luisa d'Austria, del Granducato di Toscana e del Ducato di Modena e Reggio.

 

Il Regno di Napoli tornò a Ferdinando IV di Borbone e nel 1817, con l'acquisizione della Sicilia, si andò a formare il Regno delle Due Sicilie; lo Stato Pontificio fu invece restituito a Papa Pio VII. In seguito a questi avvenimenti, in Italia e in particolare a Napoli, ci furono una serie di rivolte guidate dal movimento dei Carbonari, un’associazione politica segreta che tra il 1820 e il 1821 diede vita ai Moti Carbonari. Durante questi scontri persero la vita molti patrioti italiani tra cui Piero Maroncelli e Silvio Pellico il quale scrisse "Le mie prigioni", la famosa biografia in cui l'autore descrive le dure condizioni di vita dei prigionieri politici nella fortezza austriaca dello Spielberg.


Successivamente i moti indipendentistici che percorsero l'Europa nel 1848-49 ebbero un'eco anche negli stati italiani, dove si formarono governi rivoluzionari provvisori che, nel caso di Venezia e di Roma, portarono alla proclamazione della Repubblica. Dopo l'esito vittorioso delle insurrezioni di Milano (le Cinque giornate di Milano) e di Venezia, il Piemonte, ormai a capo del movimento per l'unificazione italiana, combatté e perse la Prima guerra d'Indipendenza contro l'impero asburgico. La Seconda Guerra d'Indipendenza (1858-59), preceduta dagli importanti accordi di Plombières con l'imperatore francese Napoleone III, iniziò con alcuni successi militari dell'esercito franco-piemontese, (battaglie di Magenta ,Solferino e San Martino) e dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi attivi in territorio lombardo, ma l'armistizio di Villafranca (1859) tra Francia e Austria fece conquistare al regno sabaudo solo la Lombardia.

 


Ormai il sentimento di unità era presente in tutta la penisola e all'armistizio di Villafranca seguì un'ondata di insurrezioni in vari territori italiani in favore dell'annessione al Piemonte: l'Impresa dei Mille di Garibaldi (1860), dopo aver favorito la liberazione del Sud, permise la riunificazione sotto la corona dei Savoia anche del Centro. Il 17 marzo il Parlamento proclamò il Regno d'Italia e Vittorio Emanuele suo re. Rimanevano esclusi dal nuovo organismo unitario solo il Veneto e Roma: il primo fu attribuito all'Italia dopo la Terza Guerra d'Indipendenza (1866), in seguito al conflitto austro-prussiano conclusosi con la vittoria della Prussia; la seconda, dopo la proclamazione del Regno d'Italia (1861), verrà definitivamente conquistata nel 1870.

 

I personaggi di spicco che segnarano il passo per l'unità furono senza dubbio due: Giuseppe Mazzini e Camillo Benso Conte di Cavour. Giuseppe Mazzini, considerato uno dei padri della patria, aderì ai moti carbonari e fu promotore di diverse insurrezioni intorno al 1830. Le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dello Stato Unitario Italiano; le teorie mazziniane furono di grande importanza nella definizione dei moderni movimenti europei per l'affermazione della democrazia attraverso la forma repubblicana dello Stato.

 

Camillo Benso Conte di Cavour entrò nel 1850 nel governo piemontese, inizialmente come ministro per il commercio e l'agricoltura, divenendo poi anche ministro delle finanze e della marina. Fu protagonista del Risorgimento come sostenitore delle idee liberali, del progresso civile ed economico, dell'anticlericalismo e dei movimenti nazionali.

Il periodo risorgimentale a Roma è rintracciabile in diversi edifici ed opere architettoniche,  primo fra tutti  il monumento nazionale a re Vittorio Emanuele II, meglio conosciuto come Altare della Patria o anche semplicemente Vittoriano, al cui interno si trova per l’appunto il Museo Centrale del Risorgimento.
L’opera, progettata nel 1885, poco dopo la morte del primo sovrano dell’Italia unita, si distingue per la sua architettura imponente e maestosa, resa ancora più solenne dal marmo bianco, dalle preziose colonne  corinzie e dalla grandiosa statua  che raffigura proprio il re a cavallo.
L’ingresso al museo avviene mediante la scenografica scalinata, riccamente decorata con bassorilievi raffiguranti i momenti più eroici del movimento risorgimentale.
All’interno del museo vengono ovviamente celebrati i più grandi protagonisti del Risorgimento italiano: Giuseppe Mazzini, Camillo Benso conte di Cavour, Giuseppe Garibaldi, l’”eroe dei due mondi”.

 

Per scoprire gli altri luoghi del Risorgimento a Roma, le piazze e i monumenti storici dove sono state combattute le grandi battaglie vi suggeriamo l’Itinerario del Risorgimento Italiano, un percorso tra arte e storia da non perdere.

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